• Avv. Edoardo Tamagnone

In arrivo le lettere di compliance per i conti correnti esteri

Le novità derivanti dal Common Reporting Standard


L'Agenzia delle Entrate ha reso noto che sono in arrivo numerose lettere di compliance per i contribuenti che detengono conti correnti all'estero. Si tratta di comunicazioni dirette ai contribuenti che non hanno dichiarato, in tutto o in parte, le attività finanziarie detenute all'estero e gli eventuali redditi percepiti, così come previsto dalla disciplina sul monitoraggio fiscale.


Il controllo dei dati viene eseguito dalla stessa Amministrazione finanziaria sulla base dei dati ricevuti da parte delle altre amministrazioni fiscali estere tramite il CRS (Common Reporting Standard) e, dunque, sulla base delle informazioni comunicate dagli istituti finanziari esteri che intrattengono una relazione bancaria con i contribuenti italiani.

L'Agenzia delle Entrate invierà ai contribuenti, con le anomalie dichiarative più rilevanti, una lettera di compliance che conterrà:

- dati del contribuente;

- numero identificativo, anno d'imposta;

- codice atto;

- descrizione dell'anomalia rilevata sia in termini di obbligo di monitoraggio fiscale sia in materia di imponibili di fonte estera.


L’Amministrazione Finanziaria intende promuovere, attraverso l'invio di tali comunicazioni, il procedimento di emersione spontanea delle basi imponibili derivanti dagli eventuali redditi percepiti in relazione a tali attività estere. Si noti che alcuni istituti esteri hanno prontamente avvisato i contribuenti italiani che, dunque, potrebbero giocare d'anticipo provvedendo immediatamente alla regolarizzazione dei capitali esteri.


Il contribuente che riceve queste lettere deve valutare con molta attenzione la posizione

detenuta all’estero e valutare con un legale esperto in fiscalità internazionale se è possibile regolarizzare la posizione estera attraverso l'istituto del ravvedimento operoso che è ammesso soltanto se è stata presentata all’epoca la dichiarazione dei redditi.

Inoltre sarà opportuno valutare se integrare anche le annualità pregresse per evitare ulteriori accertamenti da parte dall'Amministrazione Finanziaria e usufruendo di sanzioni estremamente ridotte rispetto a quelle irrogate per l'illecita detenzione di capitali esteri non dichiarati.


In questa operazione è determinante il ruolo e la competenza del professionista e la valutazione delle possibili conseguenze fiscali e penali della regolarizzazione. In presenza, infatti, di apporti all'estero particolarmente significativi in periodi di imposta ancora aperti, infatti, il carico fiscale e le relative sanzioni potrebbero rivelarsi molto elevate.


Tuttavia è necessario ricordare che in caso di accertamento, a seguito della mancata regolarizzazione spontanea, le sanzioni che l'Agenzia delle Entrate potrebbe irrogare saranno sicuramente ben più gravose.



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