Rientro dei capitali

A seguito delle informazioni sulle posizioni aperte all’estero il Fisco italiano potrà immediatamente emettere avvisi di accertamento a carico dei contribuenti che non hanno regolarizzato i propri capitali esteri, con retroattività di dieci anni, irrogando sanzioni rilevantissime che andranno ad erodere completamente il patrimonio detenuto all’estero.

E' necessario pertanto che anche chi non ha aderito alla Voluntary Disclosure sani la propria posizione prima di un accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate regolarizzando le attività detenute all'estero.

I soggetti residenti in Italia che detengono un'attività finanziaria o patrimoniale all'estero sono infatti tenuti a dichiararla nella propria dichiarazione dei redditi per assolvere agli obblighi in materia di monitoraggio fiscale. Tale obbligo si estende anche ai casi di cointestazione, delega ad operare su conti correnti esteri, detenzione di attività estere tramite interposta persona (fiduciarie estere o soggetti fittiziamente interposti).

Devono pertanto essere indicate, in quanto attività suscettibili di produrre reddito: le partecipazioni al capitale di soggetti non residenti e i finanziamenti soci; le obbligazioni, i conti correnti bancari, i dossier titoli, le valute estere; le polizze di assicurazioni sulla vita; le stock option e i diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o di strumenti finanziari assimilati; le forme di previdenza complementare stipulate da enti di diritto estero; gli immobili detenuti all'estero. Inoltre, devono essere dichiarate anche le attività finanziarie detenute all’estero in cassette di sicurezza.

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