• Redazione

Una soluzione alternativa alla crisi d'impresa

Il trust autodichiarato liquidatorio



Secondo gli ultimi dati disponibili (Cerved, 2019), nella prima metà dell’anno 2019 "sono tornati ad aumentare i ritardi e i tempi di pagamento delle PMI”. Inoltre, nel 2019 "i fallimenti sono tornati ad aumentare” soprattutto nei settori dell’industria e nei servizi.


Un primato, questa volta negativo, lo detiene la Lombardia con 1752 imprese fallite. A seguire troviamo: il Lazio con 978 imprese fallite; la Toscana con 697 ed infine il Veneto con 686 imprese fallite.


In media sono 8.042 le aziende fallite in Italia nel 2019; nostro malgrado sono numeri che possono solo aumentare a causa della pandemia Covid-19 che sta mettendo in ginocchio tutto il mondo.


Tralasciando gli aspetti sanitari e umani che tutta questa vicenda sta portando con sé, quando un’azienda chiude i propri cancelli, i primi impatti sono rivolti alla famiglia dell’imprenditore, a quelle dei suoi dipendenti e a quelle di tutti gli altri attori coinvolti nel processo dell’azienda: fornitori, banche, territorio, eccetera.


Ci sono tante soluzioni che possono essere messe in atto per contrastare gli effetti negativi di un fallimento; ma in questo articolo ci occuperemo invece di una soluzione da adottare nell’immediatezza di una crisi di impresa.


La soluzione è il trust autodichiarato liquidatorio.

Attraverso questo strumento, l’imprenditore in crisi può conferire un o più immobili all’interno del trust. Attraverso la liquidazione di questo immobile, i creditori dell’imprenditore verranno soddisfatti ed un eventuale residuo rimane al disponente, ossia all’imprenditore.


Quali sono i vantaggi?


Il trust così determinato rassicura i creditori ed evita che questi possano attivarsi con procedure esecutive che potrebbero solo peggiorare la crisi aziendale. Inoltre, beneficiano dei flussi di reddito che sono generati dai beni inseriti nel trust.


A ciò si aggiunge un dettaglio importante: ibeni inseriti nel trust sono valorizzati a pieno. Se invece fossero travolti da una procedura esecutiva, verrebbero messi all’asta con notevole deprezzamento degli stessi.


Per l’imprenditore questa soluzione è ottimale perché egli può proseguire l’attività commerciale utilizzando i beni inseriti nel trust.


Infatti, a differenza di altri tipi di trust, con quello autodichiarato (e nel caso di specie, liquidatorio), il disponente, ossia l’imprenditore, non trasferisce i beni ad un soggetto terzo ma impone un vincolo sugli stessi: il soddisfacimento dei creditori.


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