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Debiti e crisi d'impresa

La soluzione c’è e si chiama sovraindebitamento



Secondo gli ultimi dati disponibili sono oltre 1000 le imprese del solo settore manifatturiero che chiuderanno nei prossimi giorni e quelle che rimarranno aperte saranno costrette comunque a ridurre la produzione.


Milioni di cittadini, piccole imprese, startup saranno sempre più in difficoltà per arrivare a fine mese e per onorare tutti i pagamenti.

Che cosa si può fare se si è sommersi dai debiti? La soluzione c’è e si chiama sovraindebitamento.

A chi può essere utile?

È disciplinata dalla legge n. 3/2012 proprio per salvaguardare tutte quelle imprese che non possono essere soggette a fallimento come startup, piccoli imprenditori commerciali, gli imprenditori agricoli, i professionisti e anche i consumatori.


Quando si manifesta il sovraindebitamento?

Chi vuole accedere a questa procedura deve dimostrare che esiste un “perdurante squilibrio tra i debiti contratti e il patrimonio liquidabile per farvi fronte”. A questo criterio, la legge richiede che il debitore dimostri di essere definitivamente incapace di pagare i propri debiti.


Come si fa ad accedere al sovraindebitamento?

Il debitore deve presentare una domanda al giudice competente, ossia al tribunale del luogo in cui il debitore ha il centro dei suoi interessi principali. Questa richiesta deve essere presentata dall’Organismo di Composizione della Crisi che è insediato nel tribunale stesso, il quale verifica la correttezza di tutti i dati e documenti e assiste il debitore nell’iter.


Quali sono i vantaggi?

Con la richiesta, il debitore presenta al Giudice il proprio piano di ristrutturazione dei debiti: è chiaro che la presenza di un professionista aiuta il debitore nella predisposizione di questo piano.


La legge individua 3 tipologie di procedure: l’accordo di composizione della crisi, il piano del consumatore e la liquidazione.


Per quanto riguarda il primo, il debitore redige un progetto con importi e tempi definiti (una sorta di reteizzazione); l’accordo è raggiunto se sono favorevoli creditori che rappresentano almeno il 60% del debito.


Il secondo, ha le stesse logiche del precedente ma è riservato solo ai consumatori e non è necessario l’assenso dei creditori.


Con la liquidazione, il debitore individua i beni da vendere, il cui ricavato sarà ripartito tra i creditori.


I vantaggi sono quindi due:

1) per il debitore che predetermina come e in che tempi intende ripianare la sua situazione;

2) per il creditore che è garantito dalla presenza dell’Organismo di Composizione della Crisi e del Giudice e quindi dal controllo sulla fattibilità del piano di ristrutturazione.


Al termine della procedura, il debitore potrà essere esdebitato cioè liberato; egli potrà vedere cancellata la sua posizione di debitore anche se i suoi debiti sono stati pagati solo in parte.


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