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Quali sono i rischi di una donazione?

Sia dal punto di vista legale che fiscale, la donazione merita di essere valutata con attenzione. Limiti formali, rispetto delle quote di legittima e ipotesi di revoca devono essere conosciuti prima di realizzare questo tipo di atto giuridico.

Perché ne parliamo

La donazione è un contratto particolare perché impoverisce una parte - il donante - e arricchisce l’altra - il donatario -.

La causa di questo contratto è lo spirito di liberalità che lega le due parti: generosità o riconoscenza spingono il donante a privarsi di qualcosa che può essere un bene mobile o immobile.

Si tratta di un atto che incide profondamente sul patrimonio del donante; è importante quindi, non solo conoscere quali sono i rischi di una donazione ma anche quali soluzioni attivare.


La donazione tramite atto pubblico

Innanzitutto, l’atto deve essere redatto da un notaio alla presenza di due testimoni salvo il caso in cui il bene sia di modico valore.

é un parametro flessibile per la cui determinazione è necessario fare riferimento alle condizioni patrimoniali del donante.

Quindi sia che si tratti di beni immobili che di beni mobili, come il denaro, bisogna sempre passare dalla redazione dell’atto pubblico così come prescrive la legge.

Pertanto, se un genitore effettua un bonifico al figlio, ad esempio per aiutarlo per l’acquisto della casa, deve stipulare l’atto dal notaio.

Se non si rispetta questa condizione, la donazione può essere annullata e si rischia di non poter giustificare la presenza del denaro sul conto dopo gli accertamenti fiscali da parte dell’Agenzia delle entrate.



Ingratitudine e sopravvenienza di figli

Alla base della donazione abbiamo detto che c’è un sentimento di generosità che giustifica l’impoverimento del donante.

é giusto quindi che si possa revocare una donazione nel caso in cui il donatario dovesse compiere degli atti particolarmente gravi verso il donante come ad esempio il tentativo di omicidio.

La revoca della donazione è attuabile anche se dovessero sopraggiungere dei figli al donante (o scopre di averne) dopo l’atto di liberalità.

Nel caso dell’ingratitudine, il donante ha un anno di tempo dal giorno in cui è venuto a conoscenza del fatto che la legge pone per la revoca (art. 801 codice civile).



La donazione e la lesione della legittima

L’altro rischio che si cela dietro la donazione riguarda gli eredi.

Se il donante ha leso la quota di legittima è possibile che gli eredi legittimari - coniuge, figli e in assenza di questi ultimi, gli ascendenti - si attivino per far annullare la donazione e far rientrare i beni donati nel patrimonio ereditario e riassegnare gli stessi secondo le quote stabilite dalla legge.

Per ottenere questo effetto, gli eredi legittimari devono rivolgersi al giudice attraverso l’azione di riduzione, detta così proprio perché si vanno a ridurre le quote degli altri.

Gli eredi hanno 10 anni per attivarsi e questo limite temporale decorre dall’apertura della successione.

Se da un lato questo rappresenta un vantaggio per i legittimari, non altrettanto può dirsi per i donatari i quali potrebbero vedersi sottrarre ciò che hanno ricevuto in donazione anche molti anni addietro.

Questo spiega anche la riluttanza delle banche a concedere mutui per acquistare immobili oggetto di donazioni.

Infatti, se il donatario ha venduto l’immobile a terzi, l’erede può agire con l’azione di restituzione.

Questa azione si prescrive dopo 20 anni dalla donazione se il donante è ancora in vita e non è stata mossa alcuna opposizione, oppure dopo 10 anni dalla data del decesso del donante.



Quali sono le soluzioni?

Sembrerà scontato ma la prima soluzione è riflettere attentamente su tutto quello che ruota intorno alla donazione e porsi alcune tra le seguenti domande:

  • qual è la motivazione che mi spinge a concludere questo contratto?

  • il mio patrimonio può sostenere questa liberalità?

  • ci sono altre strategie che mi consentono di raggiungere lo stesso risultato?

La seconda soluzione è la pianificazione della trasmissione della ricchezza; la donazione in molti casi è un anticipo dell’eredità.

Il genitore preferisce destinare parte dei suoi beni a figli e nipoti quando è ancora in vita.

Pianificare significa individuare quali sono i limiti e le criticità, a chi destinare i beni e in che misura per evitare che dopo ci possano essere liti e cause in tribunale, oltre che la dispersione del patrimonio.





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