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  • Redazione

Come si può ridurre la durata di un processo?

Una causa in tribunale può durare, in media, oltre 7 anni…a voler contare i giorni 527 giorni per concludere il primo grado di un processo civile, quasi mille giorni (863, per la precisione) per il secondo e ben 1.266 giorni per il terzo (Fonte: European Commission for the efficiency of justice, o Cepej del 2018).


La durata dei processi è strettamente correlata al numero dei fascicoli che affollano gli uffici dei tribunali.

Secondo gli ultimi dati a disposizione “Roma aveva nel 2019 oltre 17.000 procedimenti ultra-triennali, Santa Maria Capua Vetere oltre 15.000, Napoli e Bari oltre 14.000, Salerno, Catania, Messina sono abbondantemente oltre i 10.000. Sotto i 100 procedimenti pendenti ultra-triennali si collocano solo Lanciano, Ferrara, Savona, Ravenna, Aosta, Sulmona, Marsala” (Fonte IlSole24Ore).


Numeri che l’Italia si è impegnata a ridurre con il PNNR: 65% in meno per i Tribunali, 55% per le corti d’Appello entro la fine del 2024 e del 90% per tutti gli uffici di primo e secondo grado entro giugno 2026.






Più è lungo il procedimento più è importante anche la parcella da corrispondere ai professionisti che si occupano della difesa: non parliamo solo degli avvocati ma anche dei consulenti tecnici di parte la cui attività è spesso determinante nella vincita del processo.

A questi dati aggiungiamo 2 riflessioni:

Quanto costano lo stress e la tensione che accompagnano e seguono un processo?
E con quanta difficoltà la famiglia e gli affetti che ci circondano riescono ad assorbire e a superare queste problematiche?
Allora come possiamo abbattere questo stress?

Una soluzione può essere quella di agire in via preventiva: attivare una consulenza PRIMA che insorga il problema.


Ai nostri clienti che si sono rivolti al nostro studio noi quando era ormai troppo tardi, abbiamo chiesto il perché abbiano aspettato a lungo prima di consultarci: la risposta prevalente è l’aver sottovalutato il problema, ma anche il timore di mettere in difficoltà la propria famiglia e azienda (se vado dall’avvocato è perché c’è un problema e mi devo sbrigare a risolverlo).

Potete immaginare le difficoltà che gli stessi clienti hanno hanno dovuto affrontare insieme a noi professionisti per arginare le conseguenze di un mancato patto di risanamento aziendale o gestione di un passaggio generazionale dell’azienda o le conseguenze patrimoniali di una crisi familiare.


L’avvocato, il commercialista, il notaio, il consulente finanziario - e se vogliamo racchiudere questi in un’unica figura: il consulente patrimoniale - sono tutti quei professionisti che possono essere di supporto alle famiglie, persone e imprese, ognuno con le competenze di appartenenza, prima ancora che una questione si possa trasformare in un problema.


Affidarsi al consulente patrimoniale è anche un momento di crescita personale e di responsabilità che possiamo sintetizzare in 3 concetti:

  1. Consapevolezza

  2. Razionalità

  3. Capacità di prendere decisioni

La consapevolezza si matura quando si prende coscienza di una problematicità e ci si rivolge al consulente.

Ad esempio: la mia convivenza sta andando in crisi e la mia azienda che è stretta a doppio nodo con la mia famiglia (azienda familiare gestita dalla coppia di conviventi e altri familiari) potrebbe subirne le conseguenze. Prima che possa accadere, chiamo il mio consulente di fiducia.


La razionalità scatta quando insieme al consulente patrimoniale si analizza il problema e gli sviluppi.

Ad esempio: l’ex convivente lavoratore potrebbe sollevare una vertenza, potrebbe richiedere il riconoscimento di alcuni diritti che sono stati violati; quale sarebbe l’alea del giudizio e quali sarebbero i margini di una eventuale transazione? E se il convivente volesse il riconoscimento di un ruolo definitivo in azienda?


La capacità di prendere decisioni è l’ultima: lo sbocco e lo sblocco della questione problematica anche per il futuro.

Ad esempio: la famiglia decide di comune accordo, attraverso un patto, di escludere a priori l’ingresso in azienda di figure esterne alla famiglia tagliando nettamente l’insorgere di problematicità di questo tipo.


Se pensi che la consulenza patrimoniale sia cara, pensa quanto ti costa non averla!



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